Bacino “storto”: cosa significa davvero quando notiamo un’asimmetria
Una spalla sembra più alta dell’altra, un fianco appare diverso o la cintura non sembra perfettamente orizzontale. Da osservazioni come queste nasce spesso una conclusione: “Ho il bacino storto”. Ma un’asimmetria visibile non equivale automaticamente a un problema.
In breve
Il corpo umano non è perfettamente simmetrico. Osservare una differenza tra i due lati non permette, da solo, di stabilire che esista una disfunzione o che quella caratteristica sia responsabile del dolore.
Il corpo umano non è perfettamente simmetrico
Piccole differenze tra lato destro e sinistro sono comuni. Possiamo avere abitudini preferenziali, utilizzare maggiormente un lato, distribuire il peso in maniera differente oppure assumere spontaneamente posizioni non perfettamente simmetriche.
Osservare una differenza non permette quindi, da solo, di stabilire che esista una disfunzione responsabile del dolore. Per questo una valutazione posturale non dovrebbe limitarsi alla ricerca di simmetrie o asimmetrie visive.
Asimmetria e dolore non sono sinonimi
Una delle semplificazioni più frequenti consiste nel collegare direttamente una caratteristica posturale a un sintomo. “Il bacino è inclinato, quindi fa male la schiena” può sembrare una spiegazione intuitiva, ma la relazione tra struttura, postura e dolore non è così automatica.
Una caratteristica corporea può essere presente anche in assenza di sintomi. Per questo è importante interpretare ciò che si osserva alla luce della storia della persona, dei sintomi, del movimento e delle attività quotidiane.
Lo stesso principio vale quando si osserva l’appoggio: nell’articolo su piedi, appoggio e postura approfondiamo perché una caratteristica osservabile non debba diventare automaticamente la causa di un disturbo.
Cosa significa compensare
Il termine “compenso” viene spesso utilizzato come se indicasse necessariamente qualcosa di sbagliato. In realtà il corpo modifica continuamente il proprio comportamento per adattarsi alle richieste dell’ambiente e alle attività che svolgiamo.
Non ogni adattamento deve essere corretto. La questione diventa interessante quando un determinato comportamento si associa a difficoltà, limitazioni o sintomi e risulta pertinente alla situazione della persona.
Valutare invece di “raddrizzare”
Lo scopo di una valutazione non dovrebbe essere rendere il corpo geometricamente perfetto. È più utile capire se l’asimmetria osservata abbia realmente un significato rispetto al disturbo riferito e quali altri fattori possano contribuire.
Anche la ginnastica posturale, quando indicata, dovrebbe partire dalle caratteristiche individuali e non dall’obiettivo astratto di rendere tutti perfettamente simmetrici.
Se un’asimmetria è associata a dolore persistente, limitazioni importanti, un trauma recente o altri sintomi che destano preoccupazione, è opportuno rivolgersi a un professionista sanitario per un inquadramento appropriato.
La persona viene prima della fotografia della postura
Capire se un’asimmetria sia realmente rilevante richiede di metterla in relazione con sintomi, movimento, storia e attività quotidiane, senza cercare una correzione geometrica a tutti i costi.
