Ti hanno detto che avevi la scoliosi a quattordici anni. Hai portato il busto, fatto qualche seduta di fisioterapia, poi la cosa si è chiusa lì. Per anni non ci hai pensato più di tanto. Poi, avvicinandoti ai quaranta o superandoli, il dolore è arrivato. Alla schiena, all’anca, a volte alla gamba. E qualcuno ti ha detto che è normale, che con la scoliosi è così, che bisogna conviverci.
Non è necessariamente vero. E quasi certamente non ti è mai stato spiegato cosa succede alla scoliosi quando il corpo invecchia, e cosa si può fare a riguardo.
La scoliosi non si ferma con la fine della crescita
La scoliosi è una curvatura laterale della colonna vertebrale, spesso accompagnata da una rotazione delle vertebre. Nella maggior parte dei casi viene diagnosticata in adolescenza, quando la crescita ossea è ancora in corso. Dopo la maturità scheletrica, si tende a pensare che la curva si stabilizzi e non rappresenti più un problema attivo.
In parte è vero. Le curve lievi e moderate tendono a non progredire significativamente nell’adulto giovane. Ma con il passare degli anni, due fenomeni cambiano le cose. Il primo è la degenerazione: i dischi intervertebrali perdono altezza, le faccette articolari si consumano, i legamenti perdono elasticità. In una colonna già curva e ruotata, questa degenerazione avviene in modo asimmetrico, accelerando la progressione della curva. Il secondo è il cedimento muscolare: i muscoli che compensano la scoliosi si stancano, perdono tono, faticano sempre di più a mantenere l’equilibrio posturale. Il dolore che compare dopo i quaranta anni in chi ha una scoliosi è quasi sempre la combinazione di questi due processi.
Scoliosi degenerativa: un capitolo a parte
Esiste anche una forma di scoliosi che compare per la prima volta in età adulta, chiamata scoliosi degenerativa o de novo. Non è la progressione di una curva adolescenziale ma una curva che si sviluppa per la prima volta a causa della degenerazione asimmetrica dei dischi e delle articolazioni. Compare tipicamente dopo i 50 anni, a livello lombare, e si manifesta con dolore lombare cronico, difficoltà a stare in piedi a lungo e, in alcuni casi, sintomi neurologici agli arti inferiori.
Perché il dolore aumenta con l’età
In una colonna scoliotica, i carichi non si distribuiscono in modo simmetrico. Alcune vertebre lavorano sotto pressione maggiore sul lato concavo della curva, altre sul lato convesso. I muscoli paravertebrali di un lato sono cronicamente accorciati, quelli del lato opposto cronicamente allungati e indeboliti. Questo squilibrio, sommato per decenni, produce un’usura selettiva che accelera la degenerazione discale e articolare nei punti di maggiore carico.
A questo si aggiunge la perdita di altezza del disco, che in una colonna già curva tende a far aumentare la deviazione laterale. Non è raro che una curva che misurava 20 gradi a vent’anni arrivi a 30 o 35 gradi a sessanta, soprattutto se non è mai stata gestita con un lavoro muscolare adeguato nel corso degli anni.
Il risultato clinico è un dolore cronico che può interessare diversi distretti: la zona lombare, spesso con irradiazione all’anca o alla gamba sul lato della convessità; la zona dorsale, con tensioni muscolari croniche e difficoltà a mantenere la posizione eretta a lungo; la zona cervicale, che compensa le alterazioni dei segmenti sottostanti. A volte tutti e tre insieme.
Cosa si può fare e cosa no
È onesto dirlo subito: la scoliosi nell’adulto non si corregge. La curva strutturale è determinata dall’architettura ossea, che in età adulta non è modificabile con trattamenti conservativi. Chi promette di “raddrizzare” la scoliosi con esercizi o manipolazioni non sta dicendo la verità.
Ma questo non significa che non si possa fare nulla. Anzi.
L’obiettivo realistico e raggiungibile del trattamento posturologico nella scoliosi adulta è ridurre il dolore, migliorare la funzione muscolare, rallentare la progressione della curva e migliorare la qualità della vita. Questi obiettivi sono concreti, misurabili e alla portata della grande maggioranza dei pazienti che decide di lavorarci seriamente.
Gli interventi che fanno la differenza
Il ruolo dell’approccio posturologico
La valutazione posturologica del Dr. Elio Ribeca parte dall’analisi dell’intera catena posturale, non dalla sola curva vertebrale. Questo permette di identificare le compensazioni che il corpo ha sviluppato nel tempo, spesso inconsapevolmente, e che contribuiscono al dolore tanto quanto la curva stessa.
Una spalla più alta dell’altra produce tensioni muscolari asimmetriche al collo e alla cervicale. Un’anca che compensa la rotazione del bacino sovraccarica il ginocchio dello stesso lato. Un appoggio plantare alterato modifica la distribuzione dei carichi su tutta la colonna. Correggere questi elementi, per quanto possibile, riduce il carico su una struttura già impegnata a gestire la propria asimmetria di base.
Il percorso non è breve e richiede costanza. Ma i risultati in termini di riduzione del dolore e miglioramento della funzione sono documentati e, soprattutto, stabili nel tempo quando il lavoro viene mantenuto.
Quando è necessaria una valutazione ortopedica: curve superiori ai 40-45 gradi in progressione, sintomi neurologici agli arti (formicolio, debolezza, disturbi della vescica o dell’intestino) e dolore non responsivo al trattamento conservativo richiedono una valutazione ortopedica specialistica per valutare l’opportunità di un intervento chirurgico. Il trattamento posturologico e quello chirurgico non si escludono: spesso il lavoro posturale è utile sia prima che dopo l’intervento.
Domande frequenti sulla scoliosi nell’adulto
Non necessariamente. Le curve lievi (sotto i 20 gradi) tendono a rimanere stabili nella maggior parte degli adulti. Le curve moderate e severe hanno maggiore probabilità di progredire, soprattutto in presenza di degenerazione discale significativa. Un monitoraggio periodico con il medico e un lavoro muscolare costante sono gli strumenti principali per rallentare questa progressione.
Se hai già una diagnosi di scoliosi con documentazione radiografica, portala alla valutazione: è un’informazione utile. Se non hai documentazione recente e hai più di 40 anni con dolori significativi, una radiografia della colonna in carico può essere indicata prima di iniziare il percorso, per conoscere le caratteristiche attuali della curva.
Sì, e in molti casi è consigliabile. L’attività fisica mantiene il tono muscolare e rallenta la degenerazione. Alcuni sport sono più adatti di altri in base alla tipologia e all’entità della curva: il nuoto, il pilates e il cammino sono generalmente ben tollerati. Sports asimmetrici come il tennis o il golf vanno valutati caso per caso. L’indicazione specifica dipende dalla curva individuale.
Il busto correttivo ha un ruolo nella scoliosi adolescenziale in crescita, dove può influenzare lo sviluppo della curva. Nell’adulto, dove la struttura ossea è definitiva, il busto non corregge la curva ma può ridurre il dolore in alcuni casi specifici, soprattutto nelle forme degenerative severe. Non è una soluzione universale e va valutata con lo specialista.
La scoliosi non è una condanna al dolore cronico
Anni di convivenza con una diagnosi di scoliosi insegnano ad arrangiarsi con il dolore, non a ridurlo davvero. Se non hai ancora valutato cosa si può migliorare sul piano posturale e muscolare, potrebbe essere il pezzo mancante. Lo studio del Dr. Elio Ribeca a Foggia è il posto giusto da cui partire.
